L'elmo: una struttura stagna completata dal celebre casco in rame, provvisto di tre robusti oblò in vetro per la visuale.

Le piastre di piombo: Sagome pesanti distribuite sul petto e sulla schiena per equilibrare l'assetto.

Gli zavorroni: Scarpe dotate di pesanti suole in piombo da circa 10 chili ciascuna, fondamentali per garantire la stabilità sul fondale.

Donazioni di Guido Giuseppe “u Gein”

Il palombaro

Le testimonianze, le immagini, gli strumenti e i reperti originali provenienti dai cantieri e dalle incredibili immersioni raccontano di queste straordinarie imprese e rendono omaggio a professionisti di altri tempi, la cui attività, condotta a quote profondissime, si fondava su competenze rigorose, eccezionale resistenza fisica e una totale sinergia col team di supporto in superficie.

Un tempo, scendere negli abissi marini significava affidarsi esclusivamente al coraggio, alla tecnica e a un pesante scafandro in rame e tela del peso di oltre ottanta chili. All'interno di quel casco metallico, isolati dal mondo e accompagnati unicamente dal ritmo del proprio respiro, i palombari scrivevano pagine straordinarie di esplorazione.

Molto prima dell’adozione delle bombole autonome e delle nuove tecnologie di immersione, i palombari rappresentavano l'unica risorsa tecnica ed umana capace di operare sul fondo del mare per il recupero di relitti, la manutenzione delle infrastrutture navali e il compimento di complesse operazioni subacquee.

La Scuola Loanese e la Dinastia dei Lertora

Il Team dei Palombari Lertora costituisce una delle pagine più illustri della storia marittima di Loano. Nel secolo scorso, la città ligure si affermò, accanto a Viareggio, come uno dei principali centri di eccellenza e di riferimento nazionale per la formazione e l'attività di palombari professionisti, diventando un punto di riferimento fondamentale per una professione i cui protagonisti erano apprezzati e conosciuti in tutti i mari del mondo.

Il nucleo operativo e familiare della dinastia era composto da Giovanni Lertora insieme ai figli Andrea e Virgilio, strettamente legati anche alla celebre Compagnia Sorima, nota storicamente per i grandi recuperi sottomarini. Accanto a loro, figure di spicco del panorama locale come Vittorio Boggini, Angelo Spirito e Guido Giuseppe (noto come "u Gein", protagonista tra l'altro di una delicata missione in Bretagna per il recupero di materiale e ordigni di grande importanza bellica) presero parte a interventi subacquei di rilevanza nazionale e internazionale, attivi tra il 1940 e il 1970.

Le Grandi Imprese.

Il nome dei Lertora è indissolubilmente legato alla complessa e delicata missione di recupero dei resti del sommergibile Scirè, affondato nel 1942 al largo di Haifa (Israele). Un'operazione di altissimo profilo tecnico che rimane una delle pietre miliari della storia subacquea italiana.

L'intervento sul relitto del transatlantico "San Guglielmo"

L'attività dei palombari loanesi riuscì a distinguersi anche nelle acque territoriali in particolar modo con il lavoro svolto sul transatlantico San Guglielmo, impiegato per il trasporto degli emigranti e affondato nel gennaio del 1918 da un sottomarino tedesco a breve distanza dalla costa di Loano. Operando a circa 29 metri di profondità, i palombari lavorarono al recupero dei materiali e alla messa in sicurezza del relitto, affiancando in alcune fasi anche la prestigiosa nave d'appoggio Artiglio.